6. Separazione

Perché si è messo a correre?
Non mi ha visto, questo è certo. Non mi ha sentito, ed è quasi certo. Comunque è stato qualcosa che aveva a che fare con lui.
Quel gesto, quel prendersi tra indice e pollice la base del naso, ad occhi chiusi, quel gesto di riflessione e scoraggiamento, da dov’è venuto? Si sta ricordando qualcosa? E a cosa lo ha portato?
A parte correre a perdifiato nel sottobosco, direi. A stargli dietro mi sono coperto le braccia di graffi, i pantaloni di terra, e ho rischiato di giocarmi la caviglia in una buca piena di foglie secche.
Due volte.
E perché, poi, alla fine non lo so.
A me, di questo, cosa importa? Cioè, tolto il fatto che non ci siamo che noi, qui, perché continuare a stargli dietro.
Ecco, la tosse. La odio. Devo fermarmi.
Ma da movimento improvviso, un corpo flaccido e umidità che potevo aspettarmi?
Ecco, sta passando.
Per fortuna. Comincio a sentirmi come un novantenne dopo un’onorata carriera da tabagista. Mi siedo giusto un attimo, appoggiato a quest’albero.
Comunque, lo devo trovare. Basta atteggiarsi. Prendiamo atto che così è. Lo devo trovare. Se non hai nessuno in cui specchiarti, anche un perfetto sconosciuto diventa il tuo alter ego.
Che poi, alter ego? Altro io? Ha senso? Se lo riconosco come io, può essere altro?
Ecco, questo ci mancava: elucubrazioni pompose, sterili e senza senso. Meglio vedere se riesco a ritrovarmi. LO! RitrovarLO!
Un altro attimo e mi rialzo.


5. Direzione

Mi sa che non sono messo troppo bene.
Anzi, forse non è neanche quello. Mettiamola così: non so cosa fare.
Avessi qualche idea, anche se me la passassi male potrei cercare di migliorare la situazione, ma no. Non ho proprio idea di cosa fare.
Forse ho un problema di priorità, e dovrei smettere di andare a caso.
Ho iniziato a prendere quella che penso sia la direzione di un centro abitato (ma poi, come ci sono finito qui?), poi mi è venuto in mente che è meglio che stia per i fatti miei e non farmi trovare (ma da chi, poi?) ed ho cambiato direzione, poi la fame mi ci ha fatto ripensare, poi è venuto fuori il bisogno di dedicarmi alle basiche necessità condivise da bruti e poeti (ah, gli eufemismi, nettare degli dei), poi mi è venuto in mente che…
E niente, alla fine sono qui. Mi sono mosso, ma sono ancora al punto di partenza.
Peggio, anzi! Non mi sono minimamente avvicinato a una qualsiasi meta!
Ok, una cosa alla volta, allora.
Cerchiamo di stabilire cosa voglio.
Facile.
Per deciderlo ora mi basta solamente sapere chi sono io.
Non ce la farò mai…


4. In piedi

Bene, sembra abbia deciso di tirarsi su.
Che poi… “Bene”? In che senso?
Bene per lui? Non è detto. Quante volte l’inerzia è la migliore scelta?
Bene per me? Mah… tolta una labile curiosità, non è che la qualità della mia vita abbia avuto un’impennata.
Non resta che prenderlo come un’intercalare, tanto per non iniziare una frase dal nulla. Un po’ un “E quindi…”, o un “Dunque”, o qualcosa del genere.
O forse solo una parola lecitamente appoggiata lì, e non ho resistito ad analizzare ed esaminare una tale nullità; tanto per regalargli chissà che dignità e contemporaneamente nutrire la mia famelica e snob vanità intellettuale. Cosa che sto facendo di nuovo, quindi finiamola qui.
Torniamo a lui. Dormiva, poi più o meno dormiva, ora se ne va avanti ed indietro. Non sembra molto comprensibile… Tolti i primi minuti in cui ha cercato invano di levarsi la terra di dosso (genio, ce l’avrai tatuata sui vestiti ormai) non sembra che abbia ben deciso cosa fare.
Cosa fare… non sembra aver deciso neanche come decidere cosa fare! Si è controllato le tasche, ha buttato per terra un foglietto, fatto due passi, e poi è tornato a raccoglierlo e se lo è messo in tasca.
Si è incamminato a passo svelto nella direzione di un probabile sentiero, poi si è girato improvvisamente ed è tornato con lo stesso passo svelto dove era steso fino a poco fa. Poi lì, fermo con un ridicolo sguardo meditabondo,  si è accosciato, ha cominciato a fare dei solchi nel terreno con un legnetto, si è alzato ed ha preso la via di prima. Lento, stavolta, e prima di arrivare dove si è bloccato prima si è girato verso destra fin quasi a rivolgersi daccapo da dove veniva, ed ha iniziato una corsa resa goffa dalle gambe ancora intorpidite. Bella cosa l’umidità che ti prende a poltrire per terra…
Torno a dirlo, incomprensibile. Ed oltretutto non abbastanza astruso da dissipare il mio poco interesse, né abbastanza interessante da stimolarlo particolarmente. Continuo a dargli un’occhiata? Mmm… sì, per ora. Del resto non è che devo andare urgentemente a salvare gattini sugli alberi, al momento.
E quindi, diamogli un’occhiata per un altro po’.


3. Risveglio

Ho fatto un sogno.
O forse ho fantasticato. Penso dipenda da come si vuole chiamare il mio stare steso: dormire? temporeggiare?
Qualunque sia il modo di chiamarlo, non mi è dispiaciuto. Ho vissuto un pezzo di vita, forse non mia, forse di nessuno, magari invece copiata da qualcosa che ho visto. Ma mi servirà.
Per cultura, se non altro.
Ma ora basta, voglio svegliarmi. Ho voglia di fare.
Del resto…. dovevo fare qualcosa?
Ah, sì. Quello.
Beh, occhi aperti, abituarsi alla luce, e mettersi seduti.
E si comincia.
Di nuovo.


2. Da fuori

C’è una persona, lì distesa, che dorme.
Veramente, è evidente che non sta propriamente dormendo: è nella fase in cui il sonno ancora risulta più allettante della veglia, nonostante questo sia ormai una fase passata; del resto senza sogni o stanchezza stare ad occhi chiusi è solo oziare.
Non che voglia esprimere giudizi sull’ozio! Solamente, stare ad occhi chiusi, sdraiato per terra, non ti fa dormiente più di quanto agitare le braccia ti faccia libellula.
Che poi… alla fine chi può metterlo in piedi se non se stesso? Ma presto qualcosa lo spingerà in piedi: se non la polvere l’umidità; come a dire “se non la noia il disagio”, soprattutto se si sta stesi per terra.
Almeno penso.
E poi? Beh, si vedrà. Magari non succederà niente, magari tutto; o forse un placido qualcosa che non lascerà più tracce di un nome scritto nell’acqua.
Per quanto, Quel nome traccia l’abbia lasciata; ma qualche citazione colta fa la sua figura anche quando si pensa tra sé e sé.
Quindi, si vedrà.


1. Coscienza

Sono.
Sono qui.
Sto dormendo, e sto bene.
Il mondo è foschia e buio, ma avverto della luce. Posso fare luce nel mondo; dissipare la nebbia.
Posso far entrare la luce esterna, nel mio mondo. Nel mio, di mondo.
C’è un mondo, fuori, di cui sono un frammento. E che non conosco.
Presto mi sveglierò.
Ma non oggi.
Oggi sto dormendo.

Interno sera

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